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La Valtellina è leader in Lombardia per la coltivazione delle mele , con circa 1.200 ettari di superficie dedicata ai frutteti, e con una produzione di circa 30 milioni di Kg all’anno venduta in mezza Europa e apprezzata da oltre un milione di consumatori.

Come in poche altre province montane, la mela trova qui condizioni ottimali per estrinsecare il massimo delle sue qualità e caratteristiche organolettiche. Le mele di Valtellina, grazie al ricco contenuto vitaminico e alla particolare fragranza, sono molto apprezzate dal consumatore che ricerca la genuinità.

La coltivazione delle mele in Valtellina risale a tempi remoti, ma è dagli anni ’50 che ha assunto le dimensioni che oggi conosciamo, arricchendo di colori e profumi il fondovalle da Sondrio fino alla zona intorno a Tirano.

In Valtellina sono coltivate prevalentemente mele Golden Delicious e "Stark Delicious, varietà di pregio che vantano ottime caratteristiche organolettiche e di conservazione, ancor più esaltate dall’ambiente montano. Altre varietà coltivate in Valtellina sono la mela Gala, la mela Morgenduft e la mela Fuji.

Le mele di Valtellina  rispetto a produzioni di pianura si distinguono infatti per l’assenza di rugginosità, per la maggior colorazione, per il sapore più armonico e gradevole e per il profumo più intenso e delicato.

Gli imprenditori agricoli locali attenti alle nuove tecnologie di coltivazione, hanno investito in moderni impianti di produzione, infatti, sono sempre più numerosi i frutticoltori che aderiscono al disciplinare di produzione in base al quale vengono limitati al minimo i trattamenti e l’uso dei prodotti chimici.

E certamente, fra le varie aziende frutticole della Valtellina, una delle più rappresentative è “l’AZIENDA AGRICOLA SIMONINI” di Mauro Simonini, in Ponte in Valtellina (SO)

Un’azienda  a  conduzione  familiare, la cui attività è  iniziata 25 anni fa. A Ponte in Valtellina (Sondrio) si trovano  i  frutteti  di Mauro Simonini  che, insieme al cognato, alla sorella e ai nipoti, ha iniziato a far rendere la proprietà  agricola  un  tempo  del  nonno. Dieci  ettari di  terra baciata dal  sole  e dall’ottimo clima, dove maturano tutti gli anni dai 3500 ai 4000 quintali di mele (quest’ultima cifra record è stata  sforata nel 2007). Per  la maggior parte Golden,  poi Stark  e  infine  una  percentuale di Gala e Fuji.

In parte trasformate in succhi e aceto, sempre più apprezzati e richiesti dal mercato.“Noi  seguiamo  tutto  il  ciclo  –  spiega Mauro  Simonini  –  dalla messa  a dimora  della  piantina,  alla  raccolta, alla  vendita  diretta  all’interno  dello spaccio.  Quest’ultimo  rimane  aperto per circa sei mesi l’anno, il tempo necessario per vendere tutto il nostro prodotto e solo quello. Sa, potremmo andare avanti tranquillamente a smerciare mele da gennaio a dicembre, ma non lo facciamo per una questione di serietà e di  rispetto verso  il cliente”. Un  atteggiamento  che,  alla  lunga, premia. I consumatori, infatti, apprezzano  la diversità di  trattamento  (e di prodotto, soprattutto) che trovano facendo acquisti all’interno di un’azienda  agricola.  “Abbiamo  clientela  che arriva  un  po’  dalle  varie  province lombarde. E  l’aspetto  che  riscontriamo  costantemente  è  l’attenzione  e il  desiderio  di  visitare,  di  conoscere di  scoprire  la  nostra  realtà  agricola. Non è certo un caso se hanno sempre voglia di parlare con chi sta dietro  il banco.  Insomma,  non  sono  semplici clienti che vengono a fare la spesa”.

Su  queste  basi  si  capisce  perché  Simonini  afferma  senza  alcuna  esitazione che il numero di consumatori è in  crescita,  nonostante  ricordi  che  la concorrenza  sta  aumentando  anche perché è in crescita pure il numero di aziende che praticano la vendita diretta. “Per affrontare le difficoltà intrinseche  al mercato  –  prosegue  ancora il  dinamico  produttore  valtellinese – cerco di valorizzare  il mio prodotto, cerco di migliorarlo  sempre più”. In quest’ottica ecco allora, fra l’altro, l’esperienza fatta nel settore bio.

Con cinquemila metri  quadrati  di  terreno dedicato  a  un  progetto  sperimentale, con  la  messa  a  dimora  di  piantine di melo  di  varietà  resistenti  alla  ticchiolatura quali Brina, Florina, Nova, Gold Rush, Golden Orange.“È stata una sfida – spiega Simonini – che ci sta dando le prime soddisfazioni.  Intanto perché  stiamo utilizzando tutte  le  informazioni  che  ci vengono dal biologico per trasferirle alle coltivazioni tradizionali, poi perché anche il consumatore apprezza. E anche questo è un modo per fidelizzare la nostra clientela”. Sul  fronte della produzione  tradizionale,  l’azienda  di  Ponte  è riuscita a passare da quattro a un solo trattamento insetticida.

Per contrastare  la Carpocapsa (la  farfallina che, a livello larvale, distrugge piante e frutti) si è ricorsi anche a speciali diffusori  della  confusione  sessuale,  sorte  di “trappole”  che disorientano  i maschi dell’insetto impedendo loro di fecondare le femmine.

 
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